http://www.freedigitalphotos.net/images/view_photog.php?photogid=2125Qualche giorno fa nell’inserto de La Repubblica (Il Venerdì) era presente un articolo sullo shopping compulsivo e sulla presa in carico psicoterapica delle cosiddette nuove dipendenze. L’articolo, a firma di Laura Montanari ed Ernesto Ferrara, mette in evidenza un fenomento che è stato ampiamente rilevato dai servizi pubblici che si occupano di dipendenze, i cosiddetti Ser.t, i quali nel corso del tempo si sono trovati ad operare una vera e propria trasformazione per passare da una presa in carico di persone con problematiche prevalentemente correlate all’uso di droga (tossicodipendenza) ad un’ampia gamma di dipendenze, cosa che ha portato anche al cambiamento del loro nome da Ser.t (dove la T finale sta per tossicodipendenze) a Ser.d (in cui la D finale sta per dipendenze).  Nell’articolo queste persone vengono chiamate “addicted di nuova generazione” e gli autori fanno riferimento a…malati di shopping compulsivo, ostaggi di tecnodipendenze varie coltivate in rete tramite smartphone o social network, del sesso virtuale e del trading on line, nonché del gioco d’azzardo”.

Leggendo l’articolo, e forse anche solo dopo aver letto queste poche righe che ho riportato sopra, ci si potrebbe chiedere per quale motivo stanno emergendo queste nuove dipendenze e come mai prima non c’erano o non se ne parlava. Tali considerazioni mi portano alla memoria il percorso di formazione che alcuni anni fa ho seguito con il servizio prevenzione dipendenze della ASL città di Milano, nel quale ho avuto modo di approfondire alcuni aspetti che caratterizzano la comparsa di condizioni di uso ed abuso di sostanze e/o condotte quali lo shopping compulsivo ed il gioco d’azzardo e la loro correlazione con la cultura del nostro tempo, la quale è incentrata sul concetto di piacere e sull’uso di sostanze come mezzo per raggiungere tale soddisfacimento.

Nella nostra società infatti è molto comune l’uso di sostanze, si pensi ad esempio all’alcool che può essere acquistato in molti luoghi, al tabacco, al caffé. Lo stesso vale per la messa in atto di alcune condotte; i bar sono pieni di macchinette del videopoker, lo shopping è un’abitudine che hanno molti e non è vista in genere come una cosa negativa. All’interno di un contesto sociale nel quale la ricerca del soddisfacimento dei propri bisogni passa attraverso l’uso di sostanze e l’assunzione di condotte atte a ricercare il piacere è evidente che vi è una maggiore probabilità che si sviluppino nelle persone atteggiamenti di abuso di sostanze e/o condotte atte a soddisfare dei bisogni.

Ricordo che durante un seminario al quale ho partecipato alcuni anni fa il dott. Gatti del Dipartimento Dipendenze della ASL Città di Milano parlava di società addicted, nel senso che la cultura dell’uso di sostanze è insita nella nostra società.

Una prospettiva di questo tipo ci porta a pensare che un intervento efficace di presa in carico del problema a livello sociale non deve agire sull’uso bensì sull’abuso della sostanza e della condotta, laddove l’abuso risponde al tentativo di soddisfacimento di un bisogno collegato alla ricerca del piacere, alla fuga dal senso di vuoto, da stati di ansia e di angoscia dai quali si tenta di fuggire.

Più perdiamo la capacità di trarre piacere più ricerchiamo questo soddisfacimento attraverso l’abuso di sostanze e di condotte compulsive quali il gioco d’azzardo patologico (gambling) e lo shopping complulsivo.

Un percorso di psicoterapia, che sia una psicoterapia individuale o una terapia di gruppo, a mio avviso non può prescindere da queste considerazioni.

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psicologa psicoterapeuta

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