Qui a seguito trovate il link di un’intervista fatta a Paul Watzlawick nel programma Rai a cura di Luigi Cancrini. Watzlawick fornisce un’interessante spiegazione del concetto di causalità che spesso tendiamo inconsapevolmente ad applicare nella lettura delle situazioni e dei contesti nonché nell’interpretare le dinamiche relazionali nelle quali siamo coinvolti.

Attraverso questa piccola pillola di pensiero sistemico vorrei far conoscere meglio i principi che stanno alla base della psicoterapia sistemico – relazionale, modello che ho avuto modo di abbracciare nel corso degli anni di formazione presso la scuola di specializzazione in psicoterapia del Centro Milanese di Terapia della Famiglia.

Se nel leggere le situazioni utilizziamo la premessa della causalità significa che stiamo leggendo ogni cosa in termini di causa – effetto, ossia, utilizzando le parole di Gregory Bateson, “se faccio A ottengo sicuramente B”. Un’applicazione rigida di questo pensiero ci impedisce di prendere in considerazione il fatto che, sempre riprendendo le parole di Bateson, “da A non è detto che possa derivare sicuramente B, potrebbe derivare anche C, oppure potrebbe essere C, o B, a determinare A, oppure potrebbero essere azioni non legate le une dalle altre”.

Detto così sembra un concetto banale, eppure alle volte il nostro pensiero ci porta a utilizzare in automatico, e quindi in modo inconsapevole, tale premessa implicita e pensiamo che comportandoci in un certo modo sicuramente otterremo un dato effetto oppure che alcuni eventi sono certamente causati da un nostro specifico comportamento.

Alle volte diveniamo talmente prigionieri di quest’idea che essa finisce per nuocerci. Cito ad esempio, ma si potrebbero illustrare mille altre situazioni altrettanto esemplificative, le situazioni in cui una persona oggetto di mobbing aziona un meccanismo di pensiero che la porta a ritenere di essere vittima a seguito di alcuni suoi comportamenti oppure a causa delle proprie caratteristiche personologiche o della sua situazione familiare (B è determinato da A). Un pensiero di questo tipo favorisce l’incremento del livello di malessere e, soprattutto, porta la persona a impiegare notevoli risorse psichiche nel tentativo di comprendere le cause di questo evento concentrandosi su aspetti individuali. In questo modo la persona perde “l’elemento C” della questione, ossia il fatto che spesso non sono gli aspetti individuali e specifici di quel singolo individuo ad aver scatenato quella reazione bensì essa è il frutto della combinazione di più fattori, anche e soprattutto esterni all’individuo ossia di contesto ed organizzativi, che rendono quella singola persona una pedina di una scacchiera ben più grande e complessa, nella quale il pensiero causale appare uno strumento troppo riduttivo per poter comprendere le dinamiche sottese.

La psicoterapia sistemica promuove nella persona la capacità di svincolarsi da una visione eccessivamente causale delle cose, visione che spesso è alla base del disagio psicologico, della sofferenza, dei problemi relazionali e delle problematiche di coppia, nonché, come visto sopra, anche di problematiche che insorgono sul luogo di lavoro. Da un certo punto di vista l’adozione di una visione sistemica permette di liberarci dal vincolo del pensiero causale e di considerare aspetti di contesto che fino a poco prima non eravamo in grado di vedere, promuovendo in noi un maggiore benessere.

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psicologa psicoterapeuta

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