Negli ultimi anni anche in Italia si è iniziato a parlare di della sindrome da alienazione genitoriale, detta anche PAS (Parental Alienation Syndrome), che sta a indicare la presenza di modalità relazionali distorte che determinano una condizione di esclusione di uno dei due genitori dalla relazione con il proprio figlio. Questa condizione si può verificare in alcune situazioni di separazione o divorzio in cui i due coniugi o compagni hanno un elevato livello di conflittualità (espressa apertamente o vicariata attraverso altre forme di conflittualità più celata). In queste situazioni è il figlio che attivamente determina la rottura della relazione con il genitore che viene escluso (che viene definito da diversi psicologi “genitore alienato”, in contrapposizione al genitore che invece conserva la relazione con il figlio e che viene detto “alienante”). Personalmente non condivido la definizione di “alienante” ed “alienato” poiché mi sembra una visione troppo deterministica di dinamiche relazionali che sono rese ancor più complesse dal fatto che non si tratta solo di una relazione diadica tra alienato e figlio bensì di una relazione triangolare alienante-alienato-figlio che difficilmente può essere compresa in modo efficace adottando una modalità di lettura lineare (in chiave di relazione causa-effetto) bensì ritengo sia più utile una chiave di lettura circolare nella quale tutti gli attori sono protagonisti dell’interazione in atto. Questo significa, in parole povere, che sia l’alienante che l’alienato che il figlio vivono all’interno di un processo relazionale nel quale ciascuno di loro è un attore e svolge un ruolo fortemente attivo all’interno della dinamica che si è venuta a creare. Nello specifico quindi il genitore alienante potrebbe contribuire a favorire lo sviluppo della PAS attraverso commenti espliciti contro l’ex o anche attraverso atteggiamenti inconsapevoli che finiscono per portare il bambino ad allearsi con questo genitore contro l’altro e ad agire direttamente tale alleanza diventando egli stesso “nemico” dell’altro genitore. Dal canto suo il genitore alienato potrebbe anch’egli concorrere allo sviluppo della PAS adottando un atteggiamento di forte critica verso l’ex oppure assumendo un atteggiamento passivo che tende a farlo cadere in una posizione di vittima designata. Infine anche il bambino potrebbe contribuire all’insorgenza della PAS alleandosi ad un genitore nel tentativo di abbandonare la posizione di vittima impotente della conflittualità tra i genitori ed assumendo un ruolo attivo in cui egli detiene il potere di determinare la relazione, un potere che in realtà è fortemente distruttivo per il bambino stesso.

Questa lettura circolare permette di mettere in evidenza che nella PAS non esiste un vincente, bensì tutte le persone coinvolte (i due genitori ed il bambino) finiscono per esser perdenti. Entrambi i genitori infatti perdono la possibilità di vivere l’esperienza della genitorialità in modo sereno e sia l’alienante che l’alienato vanno probabilmente incontro nel futuro ad una forte critica che il figlio farà loro ed alla rabbia di un/a ragazzino/a che proverà rancore verso un genitore alienato-vittima e verso un genitore-alienante considerato il responsabile della perdita dell’altro genitore da parte del figlio. Il bambino, dal canto suo, correrà il rischio di sviluppare un profondo disagio psicologico derivante dall’esperienza di deprivazione vissuta.

Diversi studi hanno messo in evidenza che spesso questi bambini durante l’infanzia sono iperadattati: vanno bene a scuola, non creano problemi, rispettano le regole e sono molto aderenti alle aspettative dell’adulto. Con il passare degli anni però, soprattutto verso il periodo dell’adolescenza, emergono profondi segnali di disagio che si manifestano spesso attraverso modalità comportamentali (episodi di piromania, insorgenza di grossi problemi comportamentali, disturbi alimentari) e che lasciano anche spazio a stati depressivi significativi.

In questi casi è importante che nelle situazioni di separazione o divorzio che presentano un rischio di PAS vengano garantiti sia una presa in carico psicoterapica di questi bambini sia un lavoro più allargato che possa permettere anche ad entrambi i genitori di riappropiarsi della funzione genitoriale e di ritrovare nuovi equilibri all’interno di dinamiche relazionali complesse. Nel corso degli anni l’esperienza diretta che ho avuto con queste situazioni mi ha dato modo di constatare che una presa in carico globale, attraverso un percorso di psicoterapia sistemica, permette di intervenire sulle dinamiche relazionali che concorrono a facilitare l’insorgenza della PAS diminuendo la loro incidenza.

Per chi volesse approfondire il tema, vi segnalo alcuni link:

LINK su una tesi sulla sindrome da alienazione genitoriale

ARTICOLO sulla sindrome da alienazione genitoriale

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Informazioni su robertamilzoni

psicologa psicoterapeuta

»

  1. paolo ha detto:

    Articolo molto interessante. Vorrei segnalare che relativamente ai trattamenti in USA sono stati sviluppati alcuni programmi residenziali a cui far partecipare il genitore rifiutato con il figlio (Family Bridges) o nei casi meno gravi ambedue i genitori (Overcoming Barriers). Una pagina riassuntiva si può trovare a questo indirizzo:
    http://www.alienazionepar.altervista.org/index.php/Trattamenti

  2. antonino ha detto:

    sarebbe interessante conoscere gli esiti del trattamento nei casi da lei descritti.

    • robertamilzoni ha detto:

      relativamente agli esiti del trattamento, nei diversi casi che ho trattato il buon esito dipende da diversi fattori.
      Innanzitutto un fattore su cui vorrei puntare l’attenzione è il tempo: situazioni “cronicizzate” sono più difficili da trattare rispetto a situazioni in esordio. in questo secondo caso, un percorso che coinvolga tutti i membri del nucleo è molto efficace in tempi brevi. Nel caso invece di situazioni cronicizzate l’intervento richiede più tempo ed è necessario promuovere un progressivo e lento riconoscimento delle dinamiche che hanno determinato la situazione di PAS e non sempre l’esito è la completa risoluzione della situazione (tuttavia in questi casi è anche utile creare delle possibilità che nel tempo possono consentire al figlio di uscire dalla PAS).
      A parte questa premessa, laddove si è riscontrata una notevole efficacia dell’intervento si è sempre lavorato sulla valorizzazione dell’esercizio della genitorialità da parte di ciascun genitore, rinforzandone il ruolo e promuovendone il riconoscimento, e l’autonomizzazione dalla propria famiglia di origine. Spesso infatti le persone che vivono una condizione di forte conflittualità di coppia si ritrovano in una situazione di forte dipendenza dalla propria famiglia di origine (alle volte anche per cause di forza maggiore). Per questo motivo uscire dalla PAS alle volte significa anche sistemare alcune questioni aperte con la propria famiglia di origine e trovare un riconoscimento maggiore anche all’interno di quest’ultima.
      è utile infine precisare che nelle situazioni di forte conflittualità alle volte è necessario prima di tutto preparare il terreno per il lavoro sulla genitorialità creando un contesto molto rigido in cui vi siano chiare regole.

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