In questi giorni in cui il terremoto in Emilia Romagna occupa parte dell’attenzione mediatica vorrei partire dall’esperienza che ho vissuto nel 2009 a L’Aquila intervenendo come psicologa dell’emergenza nell’ambito del CISOM (corpo italiano di soccorso ordine di Malta) per lanciare alcuni stimoli. Nello specifico, vorrei approfondire le conseguenze psicologiche che un evento traumatico può avere sia sull’individuo che sul tessuto sociale.  Dal punto di vista individuale, fin dalla seconda guerra mondiale diversi studi hanno messo in evidenza le conseguenze psicologiche derivanti dall’esposizione ad un evento traumatico, introducendo il concetto di disturbo post-traumatico da stress (PTSD). Nello specifico, si era osservato che i reduci dal fronte spesso presentavano una sintomatologia molto simile, caratterizzata da  pensieri intrusivi collegati all’evento traumatico(flashback, incubi,…) , iperarousal (ansia, palpitazioni, isonnia, irritabilità) e attivazione di strategie di evitamento di situazioni che possono riportare all’evento traumatico (evitamento di posti che ricordino l’evento, di situazioni che possono richiamarlo alla mente…). Questi sintomi devono emergere almeno dopo un mese dall’evento (in caso contrario si parla di disturbo acuto da stress) . Se la sintomatologia permane dopo sei mesi dall’evento il disturbo post traumatico da stress viene considerato cronico.   Questo disturbo non è caratteristico solo di persone che hanno vissuto l’esperienza del terremoto, bensì di frequente riguarda anche persone coinvolte in incidenti stradali, di incidenti sul lavoro, …

Nel 2008, partecipando al gruppo di ricerca dell’Università Cattolica di Milano e della Fondazione Don Gnocchi per la standardizzazione italiana della CAPS, un test volto a misurare la presenza ed il livello di intensità del PTSD, ho avuto modo di approfondire gli effetti di diversi traumi sia su bambini che su adulti, rilevando sensibili differenze. Va subito detto infatti che non tutte le persone esposte ad un trauma automaticamente manifestano la sintomatologia caratteristica del PTSD. Non è chiaro quali sia la causa per cui alcune persone manifestano tale quadro sintomatologico e quali invece no, tuttavia mi chiedo se anche in questo caso, come nel caso dei bambini esposti a forti eventi traumatici (maltrattamento, pericolo di vita, abuso sessuale…), sia anche una questione di presenza di fattori di protezione che la prof.ssa Paola Di Blasio ha enunciato in diversi suoi studi sugli effetti dei traumi sui bambini. la prof.ssa Di Blasio individua alcuni fattori che possono contribuire, nei bambini esposti a situazioni traumatiche, alla riduzione del rischio di danno psicologico. Nello specifico, molti di questi fattori sono collegati, oltre che alle risorse personali quali la resilienza, ad aspetti relazionali e alla rete sociale presente attorno al soggetto, che viene vista come fattore protettivo importante per ridurre gli effetti del danno psicologico.

Pensando alla mia esperienza presso due tendopoli situate nelle frazioni de L’Aquila alcuni mesi dopo il terremoto, mi aveva molto colpita l’effetto disgregativo che il sisma aveva avuto sul tessuto sociale delle comunità locali. il crollo degli spazi comuni, la sparizione delle piazze delle frazioni, l’inagibilità delle chiese rappresentavano la disgregazione del senso di comunità. Spesso l’intervento di noi psicologi era non sul singolo bensì a livello di psicologia di comunità, promuovendo la riattivazione di tali reti relazionali e di supporto reciproco. Ben presto infatti i colleghi ed io avevamo preso coscienza con il fatto che tali aspetti rappresentavano importanti fattori di protezione per evitare il peggioramento di una sintomatologia diffusa di ansia e depressione che era facilmente individuabile in diverse persone che vivevano nelle tendopoli. La promozione del senso di comunità, il promuovere nelle persone la creazione autonoma di spazi comuni di socializzazione per le persone ha avuto un visibile effetto di impulso alla riduzione del disagio, promuovendo l’attivazione di fattori di protezione che riducevano forse il rischio di un ulteriore deterioramento del quadro psichico delle persone già fortemente provate dall’evento traumatico.

ed oggi? a tre anni dal sisma, come sta L’Aquila?

alcuni link di approfondimento:

L’Aquila a tre anni dal sisma: la normalità è lontana (link del sito Informasalus.it) fornisce i seguenti numeri: secondo i dati forniti da Massimo Casacchia, psichiatra docente dell’Università dell’Aquila, la sindrome da stress post traumatico ha fatto crescere del 70% i casi di depressione grave. I disturbi lievi sono cresciuti ancora di più, almeno dell’80%, e per gli anziani questi disturbi spesso sono stati fatali. Il ritorno alla mortalità, insomma, sembra ancora lontano.

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psicologa psicoterapeuta

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