Nel mese di luglio 2012 ho trascorso diversi giorni in una tendopoli della provincia di Modena con il CISOM (Corpo Italiano di Soccorso Ordine di Malta) in qualità di psicologa dell’emergenza e vorrei partire da questa esperienza per mettere in evidenza quelli che a mio avviso sono gli effetti del trauma nelle persone. Il mio intervento nelle zone del terremoto è stato effettuato a circa due mesi dagli eventi traumatici (le due scosse più forti, del 20 e 29 maggio 2012). Questo tendenzialmente è un periodo delicato, in quanto è passata la prima fase, detta “acuta”, nella quale spesso le manifestazioni di ansia a preoccupazione nonché la possibile sintomatologia correlata è vista come una reazione nel complesso naturale e direttamente collegata all’evento traumatico al quale si è stati esposti. Generalmente il livello di ansia e di preoccupazione tende a scomparire dopo questo primo periodo, andando verso un lento ritorno alla normalità, tuttavia alle volte la sintomatologia non scompare affatto ma, al contrario, si accentua in una fase successiva al primo periodo.

Per questo motivo nel DSM – 4 (diagnostic and statistic manual of menthal disorders) si fa una distinzione tra disturbo acuto da stress e disturbo post traumatico da stress, distinzione di cui ho già parlato in un precedente articolo che ho scritto sul blog, avente come tema il disturbo post traumatico da stress ed il terremoto de L’Aquila. In questo articolo invece vorrei approfondire le conseguenze del trauma nel medio periodo, in quanto diverse persone con le quali ho avuto modo di aprire un confronto (sia in colloqui psicologici strutturati e da loro richiesti che in momenti apparentemente più informali e destrutturati) il successivo peggioramento della sintomatologia già esistente o l’esordio di uno stato di disagio generavano spesso nelle persone o in coloro che gli erano vicini un sentimento di incomprensione, di non accettazione e alle volte anche di vergogna. Diverse persone giungevano a colloquio dicendo: “perché anziché stare meglio sto peggio?” “perchè mia moglie/marito non vuole ancora dormire in stanza da letto?” “perché improvvisamente ha iniziato a mancarmi l’aria?”. Spesso alla base di queste domande vi era l’idea implicita che il tempo avrebbe cancellato ogni cosa e, quindi, queste persone non riuscivano a spiegarsi perché con il passare del tempo, anziché stare meglio, si sentivano peggio.

In realtà il disturbo post traumatico da stress viene diagnosticato solo dopo almeno un mese dal verificarsi dell’evento traumatico proprio perché la sintomatologia che ad esso è collegata mette in evidenza l’incapacità della persona di superare il trauma. Per questo motivo si manifestano i flashback, i ricordi intrusivi, come se la psiche della persona cercasse di ripresentare l’evento traumatico nel tentativo di superarlo ed elaborarlo. Succede così che una persona mi racconta che il giorno prima si è sopresa nel rendersi conto che mentre era sul lavoro le tornavano in mente le immagini della sua fuga da casa e della caduta rovinosa a terra, immagini che le scorrevano davanti agli occhi come se questa persona stesse vedendo una sorta di film catastrofico.

Altro sintomo molto frequente è l’iperarousal, ossia l’essere sempre all’erta, pronti a far fronte alla nuova scossa di terremoto. Quando si è in stato di allerta i nostri sensi sono maggiormente attivi: si percepisce ogni minima vibrazione, ogni rumore, ogni segnale che possa aiutarci a “prevedere” il ripetersi dell’evento. Del terremoto la cosa che sembra impressionare di più è il rumore, questo l’avevo notato anche a L’Aquila: quando la gente raccontava era sempre il rumore che li aveva più impressionati, quel rumore che si sente un attimo prima della scossa e da cui sembra quasi che tutto abbia origine. Tutti vivono il periodo successivo alla scossa preparandosi a far fronte ad eventuali ripetizioni dell’evento, quindi da qui si spiegano le innumerevoli tende nei giardini, nonostante magari la casa sia agibile, il dormire vicino all’uscita, vestiti, pronti a scappare fuori. L’istinto è quello della fuga ed è un istinto primordiale, non razionale, tanto che molte persone mi hanno detto: “lo so che le scale sono una delle parti più fragili di un palazzo e che quando c’è una scossa bisogna mettersi sotto una trave portante o sotto una porta, ma io devo scappare fuori”.

Diverse persone mi hanno riferito che ogni mattina (e alle volte più volte al giorno) controllavano il sito dell’ingv che riporta le scosse di terremoto della giornata. Spesso, essendoci lo sciame sismico in corso, sul sito erano registrate scosse di magnitudo 2 che, pur non essendo quasi mai percepite dalle persone, riportate sul sito finivano per amplificare l’ansia. Eppure queste persone riferivano di non riuscire a fare a meno di controllare su quel sito.

Fino ad ora parlando di effetti del trauma sulle persone ho fatto riferimento esclusivamente al disturbo post traumatico da stress, tuttavia ritengo, e confrontandomi con gli altri colleghi che erano presenti con me laggiù ho potuto constatare che non è solo un mio pensiero, che spesso a seguito del trauma nelle persone si manifesta un disagio ed una sofferenza che non è inquadrabile nella diagnosi di disturbo post traumatico ma che deriva dal fatto che, come dice la mia collega Veronica Simeone, il trauma ha “slatentizzato” alcune cose, ossia ha fatto emergere aspetti della persona che fino ad allora erano sì presenti ma latenti. Da un punto di vista sistemico il trauma è la perdita dell’equilibrio non solo individuale ma, in questo caso anche di coppia, familiare e dell’intera società. Questa perdita di equilibrio porta le persone a dover ritrovare dei punti stabili, a dover riscrivere la propria storia, le proprie relazioni, il proprio ruolo nella società. Spesso si perde la casa e, anche laddove non si perde, si perde il senso di sicurezza dato dalla propria casa. Ciò che prima ci sembrava affidabile ora ci sembra pericoloso.

Per concludere, vorrei mettere in evidenza, parlando dell’esperienza dell’Emilia, di come i servizi territoriali si siano attivati nel rendere il più possibile operativa ed efficiente una rete di supporto alle persone in difficoltà dal punto di vista psicologico. Essere parte di questa rete è stata per me un’esperienza molto arricchente.

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psicologa psicoterapeuta

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