“Global Warming” by ponsulak da http://www.freedigitalphotos.net

Relativamente alla PAS, di cui ho già precedentemente parlato in altri articoli apparsi su questo blog, vorrei oggi dare alcuni spunti di riflessione basati su una visione sistemica degli aspetti relazionali che metta luce sulle dinamiche che si attivano intorno a queste situazioni. Ho pensato di approfondire questo tema a seguito della nota vicenda, ampiamente trattata dai mezzi di informazione, del ragazzino allontanato da scuola. Nello specifico però non è mia intenzione entrare nel merito di questo specifico evento per giudicare il senso e l’operato, bensì focalizzarmi sulle reazioni mediatiche che tale vicenda ha fatto insorgere nell’opinione pubblica e mettere in evidenza come tali reazioni siano in realtà tipiche delle dinamiche che tendenzialmente coinvolgono le persone che gravitano intorno agli attori della PAS.

Per quanto concerne la definizione della sindrome da alienazione genitoriale e i suoi aspetti rimando direttamente ai precedenti articoli pubblicati su questo blog. Qui invece voglio mettere luce sulle dinamiche relazionali che si attivano tra le persone vicine ai due genitori attori della PAS (il cosiddetto genitore alienante e quello alienato). Tendenzialmente intorno a queste due figure vi sono diverse persone che assumono una posizione all’interno del conflitto, finendo per sposare una delle due parti. Queste persone possono essere parenti, amici, operatori sociali, sanitari, avvocati. In genere si può assistere infatti ad un progressivo ampliamento del conflitto che nasce tra i due genitori e si estende a macchia d’olio coinvolgendo persone sempre più esterne. Le rispettive famiglie di origine possono essere quindi risucchiate nel conflitto ed essere portate ad assumere una posizione, tendenzialmente sposando la tesi del membro della loro famiglia direttamente coinvolto nel conflitto (ma non sempre, alle volte si alleano anche con l’altro!). Spesso inoltre gli stessi avvocati sono portati ad assumere strenuamente la difesa del proprio assistito, generando una guerra a suon di carte tra legali. Il coinvolgimento progressivo di tutte queste persone tende ad amplificare il conflitto e a generare una condizione di malessere generale che finisce per coinvolgere tutti gli interessati, bambino compreso (chiaramente).

Per questo motivo, dal mio punto di vista, l’allargarsi a macchia d’olio del conflitto è uno di quei sintomi della sindrome che deve essere prontamente trattato nell’ottica della riduzione del danno, danno che non solo interessa il minore bensì anche entrambi i suoi genitori. Occorre perciò adottare una serie di accorgimenti per tentare di ridurre il più possibile tale estensione della conflittualità, riportando il focus sulle tensioni interne alla coppia genitoriale e strutturando una sorta di cinturone protettivo che permetta ai due genitori di vivere in prima persona la situazione, senza essere risucchiati nelle opposte fazioni. Questo intervento è a mio avviso molto importante per favorire un progressivo processo di riconoscimento e di valorizzazione di ciascun genitore, favorendo in ciascuno l’assunzione di una parte attiva non più esercitata all’interno del conflitto bensì sperimentata attraverso un pieno esercizio della genitorialità che non è offuscato da ingerenze da parte di altri.

Per questi motivi credo che in questi giorni, relativamente all’evento di Padova, si sia assistito all’allargarsi a macchia d’olio del conflitto che ha determinato in molti mezzi di informazione e in diversi personaggi pubblici la presa di posizione a difesa di una parte piuttosto che dell’altra, generando una situazione che a sua volta perpetua il conflitto.  In questo senso, credo che le conseguenze mediatiche degli eventi di questi giorni possano rendere l’idea di cosa intendo quando parlo di dinamiche relazionali caratteristiche di queste situazioni e ritengo che esse siano ben lungi dal favorire una riduzione del danno sul bambino e sui genitori.

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Informazioni su robertamilzoni

psicologa psicoterapeuta

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