carlos porto“Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento, el coronel Aureliano Buendía había de recordar aquella tarde remota en que su padre lo llevó a conocer el hielo.”  (molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato quel pomeriggio lontano in cui suo padre lo portò a conoscere il gelo)

Queste sono le prime parole dell’inizio del romanzo Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez che ho letto con molto interesse e che mi ha suggerito alcuni spunti da mettere sul blog per poter approfondire con un altro articolo sulle premesse epistemologiche che stanno alla base della terapia sistemica, mettendo in luce alcuni esempi di strumenti che il terapeuta sistemico può utilizzare nel suo lavoro.

Il romanzo tratta la storia di una famiglia, i Buendia, che vive in un paese chiamato Macondo che si trova in un luogo reale o immaginario, indicativamente localizzabile nel sud america o nell’america centrale, luogo di nascita dell’autore (nato in Colombia). Le vicende di questa famiglia si sviluppano in parallelo alla crescita del contesto nel quale vivono ed il paese, Macondo, segue in modo speculare l’evoluzione della stirpe dei Buendia. Questa considerazione è un’ipotesi, fondata sulla mia lettura del romanzo. Tale ipotesi può essere anche ribaltata, ossia: le modificazioni che avvengono all’interno del paese modificano a loro volta le dinamiche familiari dei Buendia e determinano le variazioni del loro livello di benessere (o di sventura). In questo caso ho fatto un rudimentale esempio del concetto di IPOTESI e di come questa viene utilizzata dal terapeuta per comprendere la realtà che si trova di fronte, attraverso un processo che viene denominato IPOTIZZAZIONE. Un articolo molto interessante che parla dell’uso dell’ipotesi in psicoterapia sistemica è  stato scritto da Selvini Palazzoli M., Boscolo L., Cecchin G. e Prata G., “Ipotizzazione – Circolarità – Neutralità: Tre Direttive per la Conduzione della Seduta”, pubblicato nel 1980 nel vol. 7 di Terapia Familiare (pp. 7-19). Il processo di ipotizzazione ha alla base la premessa implicita che la persona, e perciò anche il terapeuta, può solo fare delle letture della situazione e formulare delle ipotesi che hanno la caratteristica di non avere la pretesa di essere la realtà oggettiva (sono infatti solo ipotesi). Va da sé che nell’approccio epistemologico del terapeuta sistemico si ritrova l’idea che il terapeuta conosce ciò che ha davanti ai suoi occhi attraverso le proprie premesse ed è illusorio pensare che si possa riuscire, attraverso le nostre interpretazioni, ad arrivare alla realtà oggettiva. Va detto inoltre che il processo di ipotizzazione non porta il terapeuta a fare ipotesi per avvicinarsi a quella che potrebbe essere la realtà oggettiva, bensì la funzione dell’ipotizzazione è quella di formulare ipotesi che siano utili alla persona (al cliente). Nel corso del processo di terapia infatti possono essere formulate e riformulate molteplici ipotesi.

Secondo questa accezione l’ipotesi è uno strumento del terapeuta sistemico che deriva dall’assunto teorico dell’ipotizzazione, il quale è uno dei cardini fondanti del modello sistemico del Milan Approach. Tale strumento diviene una sorta di bussola che aiuta il terapeuta ed il cliente a camminare insieme nel percorso di terapia. La strada non è segnata dal terapeuta ma viene man mano individuata

Come abbiamo visto sopra, l’ipotizzazione insieme alla circolarità e alla neutralità (o curiosità, come ridefinito successivamente da Gianfranco Cecchin nell’articolo “Revisione dei concetti di Ipotizzazione, Circolarità, Neutralita: un Invito alla Curiosità”, Ecologia della Mente 5/1988, pp. 29–41) è uno dei pilastri teorici che orientano il terapeuta all’interno del processo di terapia individuale, di coppia o della famiglia. Essa quindi, a mio avviso, è più di un semplice strumento.

Un esempio di strumento è invece il genogramma. Esso  permette di tracciare su un foglio il sistema familiare e consente di mettere in evidenza le relazioni esistenti tra i membri della famiglia, il mito familiare e le dinamiche. Il genogramma è come una mappa del sistema familiare (ma attenzione, come dice Bateson: “la mappa non è il territorio!”). Questo strumento a mio avviso è in forte correlazione con lo strumento dell’ipotesi  a sua volta permette di formulare delle ipotesi.

A questo link troverete l’albero genealogico dei Buendia, in questo caso lo schema differisce dal genogramma per il fatto che non sono adottate alcune simbologie ma soprattutto per il fatto che non sono indicate le relazioni tra i membri della famiglia (cosa che nel genogramma invece appare).

Per una rassegna sui principali testi che parlano di terapia sistemica si può visitare il sito di un collega, dott. Antonio Armenia, il quale ha indicato molti dei testi che sono alla base di questo approccio.

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psicologa psicoterapeuta

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