"Weekly Calendar With Face Drawing" by MR LIGHTMAN frredigitalphotos.net

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In occasione del IX Congresso Internazionale Relates (rete spagnola e latinoamericana di scuole di psicoterapia sistemica) “Transitando por el ciclo vital: crisis evolutivas de las familias, svoltosi a Bilbao (Spagna) dal 20 al 22 giugno 2013, ho assistito ad un interessantissimo intervento del dott. Esteban Laso, psicologo psicoterapeuta dell’Università di Guadalajara (Messico) che ha approfondito il tema del lavoro con le emozioni in psicoterapia.

Qui di seguito prendo spunto dall’intervento del collega per approfondire il tema delle emozioni in psicoterapia e del lavoro che si può svolgere sugli aspetti emozionali nel corso del processo terapeutico.

Laso nel suo intervento affronta in generale il tema delle emozioni, sottolienando che l’emozione determina il pensiero e l’azione, che a loro volta amplificano quella stessa emozione. Vi sono due circuiti emozionali, un circuito intrapersonale ed uno interpersonale.

Il circuito intrapersonale è interno alla persona ed è rapido e breve, generante di una cascata emozionale ricorsiva. Un esempio di circuito intrapersonale è il seguente:

cambiamento psicofisiologico = cosa mi succede? = paura = sto per morire = ansia = cambiamento psicofisiologico

come si vede qui sopra il cambiamento dello stato psicofisiologico della persona porta quest’ultima a domandarsi cosa sta accadendo, ciò genera paura, la paura a sua volta attiva il pensiero di poter morire e ciò a sua volta genera ansia, l’ansia infine genera un ulteriore cambiamento psicofisiologico che a sua volta rientra nuovamente nel circuito amplificando sia i pensieri negativi che le emozioni.

La terapia cognitiva agisce su un punto specifico di questo circuito promuovendo la rottura del meccanismo ricorsivo. La terapia sistemica spesso invece ha a che fare con più circuiti intrapersonali che si intersecano tra loro, alimentandosi vicendevolmente e creando un circuito interpersonale che a mio avviso, detto alla Bateson, è più della somma dei singoli circuiti intrapersonali (il tutto è più della somma delle singole parti).

Laso nel suo intervento ha inoltre parlato di livelli di emozione, distinguendo tra:

1. emozioni primarie: risposte dirette a qualcosa che accade nel mondo esterno

2. emozioni secondarie: risposte ad emozioni primarie filtrate dal proprio sistema proprio di valori

3. emozioni strumentali: emozioni manifestate con il fine di cambiare la reazione degli altri (Selvini)

Questa distinzione è molto importante nel momento in cui si va a lavorare sulle emozioni durante il percorso di psicoterapia, in quanto le emozioni secondarie sono delle valvole di sicurezza per mantenere i vincoli sociali, esse sono alla base dell’identità e sono le emozioni che proviamo più di frequente, in quanto le proviamo più facilmente rispetto alle emozioni primarie. Esempi di emozioni secondarie sono il senso di colpa, la vergogna.

In terapia non è utile lavorare solo con le emozioni secondarie in quanto nel momento in cui lavoriamo esclusivamente su di esse l’intervento si limita alle credenze e non agisce sul circuito emozionale. Un lavoro di questo tipo sarebbe troppo superficiale e non impedirebbe il ripresentarsi del comportamento in quanto il cambiamento non deve essere cognitivo bensì emotivo.

Laso dice che è importante quindi riuscire a lavorare sulle emozioni primarie, le quali a loro volta possono modificare azioni e credenze della persona. Per poter lavorare sulle emozioni primarie (gioia, paura, rabbia e tristezza) occorre portare la persona a narrativizzare l’emozione, trasformandola in parole. In tali considerazioni mi trovo pienamente d’accordo, tanto che un utile strumento che ho inventato per fare ciò è la scatola delle emozioni, della quale ho già parlato in precedenza su questo blog.

Laso inoltre mette in evidenza gli obiettivi della terapia distinguendoli in obiettivi a breve, medio e lungo termine sia a livello individuale che a livello familiare:

1. obiettivi a breve termine: a livello familiare si tratta di diminuire i circuiti negativi (le tecniche utilizzate sono l’interruzione dei pattern, il disvelamento,..), a livello individuale si tratta di identificare e dissolvere i circuiti difensivi delle emozioni secondarie

2. obiettivi a medio termine: a livello familiare si tratta di creare o ricostruire circuiti positivi (attraverso tecniche postmoderne di narrazione, introduzione delle possibilità alternative,…), a livello individuale si tratta di identificare, rafforzare e mantenere le emozioni primarie che promuovono l’autonomia

3. obiettivi a lungo termine: a livello familiare si tratta di promuovere la salute mentale a livello transgenerazionale, a livello individuale si tratta di aumentare la capacità di gestione ed espressione dei propri stati emotivi

La terapia sistemica ha parlato poco delle emozioni, sebbene in realtà nella pratica i terapeuti sistemici di fatto lavorano molto con esse, per questo l’intervento di Esteban Laso mi è parso molto interessante e consiglio di seguire il collega, molto presente in rete con diversi interventi.

Per concludere, per chi fosse interessato ad approfondire, segnalo il suo sito: http://psicologiaenpositivo.com/

 

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Informazioni su robertamilzoni

psicologa psicoterapeuta

Una risposta »

  1. […] Y un estupendo resumen (en italiano) del contenido del mismo, en el blog de Roberta Milzoni. […]

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