famiglia stilizzataNel corso del IX Congresso Internazionale Relates di Bilbao (20-22 giugno 2013) si è parlato molto del concetto di ciclo vitale, della sua possibile correlazione con la psicopatologia, nonché dell’utilizzo che tale assunto teorico può avere in psicoterapia. Qui di seguito vorrei riportare alcuni spunti di riflessione e alcune considerazioni in merito.

Durante il congresso ho assistito alla tavola rotonda alla quale hanno partecipato Ana Paula Relvas dell’Università di Coimbra (Portogallo) e Juan Luis Linares della scuola di terapia familiare dell’ospedale San Pau di Barcellona (Spagna); in occasione di questo interessante confronto i due colleghi hanno approfondito il concetto di ciclo vitale applicato alla famiglia. Ana Paula Relvas ha messo in evidenza il fatto che nel momento in cui parliamo di ciclo vitale assumiamo implicitamente due fattori: un fattore temporale ed un fattore spaziale. Sono questi due fattori, il tempo e lo spazio, a determinare la cornice all’interno della quale si generano le norme specifiche, implicite ed esplicite aggiungo io, di ciascuna famiglia. Ana Paula Relvas specifica che per quanto concerne il tempo, esso va inteso come un tempo processuale che ha una forte relazione con la storia familiare e i pattern (schemi) della famiglia.

Nel momento in cui una famiglia arriva in terapia in genere stan attraversando un periodo di crisi. Da questo punto di vista la crisi viene considerata come un particolare momento del ciclo di vita in cui il sistema famiglia sta tentando di passare da una tappa del ciclo familiare a quella successiva. In questo senso la crisi si genera per promuovere il cambiamento.

Ana Paula Relvas nel suo intervento parla di cinque tappe del ciclo familiare. E’ interessante come la Relvas definisca le varie tappe del ciclo vitale principalmente a partire dalle fasi di crescita dei figli:

1. formazione della coppia, che prevede la costruzione della coppia con i suoi miti, definire i limiti, creare un equilibrio tra la coppia e le rispettive famiglie allargate, creare un equilibrio nella dimensione del potere all’interno della coppia

2. famiglia con figli piccoli, che prevede la creazione di uno spazio emotivo per i figli che permetta di salvaguardare anche uno spazio di coppia, ricreare equilibrio nella relazione con le rispettive famiglie allargate

3. famiglia con figli in età scolare, che prevede che il sistema familiare sia in grado di relazionarsi con la realtà esterna, evitando ad esempio di triangolare il figlio in una sorta di contrapposizione tra i genitori e la scuola e accettare che l’educazione del bambino sia impartita non solo dal sistema familiare bensì anche da agenzie esterne

4.famiglia con figli adolescenti, che prevede che il sistema familiare sia in grado di negoziare gli spazi di autonomia, di ridefinire il potere all’interno della famiglia, di ricontrattare il sistema di controllo. Altro elemento che caratterizza questa fase è la necessità di aprirsi ad altri contesti.

5. famiglia con figli adulti, che prevede che il sistema famigliare sia in grado di accettare l’uscita dei figli da casa ed in parallelo il rientro delle persone anziane o l’arrivo dei nipoti. In questa fase la coppia si ritrova a vivere un momento in cui emerge l’esigenza di rinnovare il proprio legame.

Ciascuna di queste fasi può portare ad una crisi che viene considerata in terapia “attesa” in quanto serve per poter passare da una fase all’altra del ciclo familiare. Vi possono essere tuttavia anche crisi inaspettate che possono derivare da un avvenimento scatenante come ad esempio un lutto, una malattia, il divorzio. In alcuni casi inoltre può capitare che le crisi attese e quelle inaspettate si possono concatenare, creando la situazione molto complicata.

Juan Luis Linares definisce il ciclo vitale come l’impatto del fluire del tempo sulla vita (e sulle relazioni). Per parlare di ciclo vitale Linares, a differenza della Relvas, utilizza le 8 tappe dello sviluppo psicosociale teorizzate da Erik Erikson. A partire da questi assunti Linares ipotizza che il ciclo vitale abbia un’influenza nella comparsa e nello sviluppo di alcuni disturbi psicopatologici. Ad esempio, nella tappa 5 del ciclo vitale (caratterizzata dalla ricerca di identità/diffusione dell’identità – dai 13 ai 21 anni) può emergere la psicosi, mentre nelle tappe successive si può trovare la depressione.

E’ interessante sottolineare che entrambi i colleghi mettono in evidenza che il concetto di ciclo vitale in terapia familiare può essere utile in quanto permette di definire con quali membri della famiglia lavorare nelle varie fasi della terapia e come affrontare determinati temi. Nello specifico, ad esempio, nel caso di famiglie con figli adolescenti il lavoro del terapeuta ha l’obiettivo di favorire il raggiungimento di un nuovo equilibrio all’interno della famiglia e per fare ciò spesso si lavora attraverso sessioni separate (fissando colloqui che a seconda del caso prevedano la presenza dei soli genitori, di padre-figlio, di madre-figlio…).

Dal mio punto di vista questi due interventi sono molto interessanti perché sono un esempio pratico di come un concetto teorico, il ciclo di vita, può essere utilizzato in terapia familiare, ma anche terapia di coppia o terapia individuale, per orientare il proprio lavoro terapeutico. Nel corso del lavoro terapeutico che ho portato avanti in questi anni in diverse occasioni questo concetto teorico mi è servito per orientare il mio intervento.

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psicologa psicoterapeuta

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