violenzaHo letto recentemente un articolo molto interessante di Isabel Cardenas Ruiz Velasco e di Dora Ortiz Muñoz che mi è stato girato all’interno del corso di approfondimento su “Violenza e Famiglia” che sto seguendo on-line con la Escuela Vasco Navarra de Terapia Familiar di Bilbao (Spagna). Questo articolo mi è sembrato molto utile per chiarire alcune dinamiche che si possono trovare all’interno delle coppie nelle quali la violenza diviene un fattore predominante.

Le autrici individuano 3 fasi nello sviluppo della dinamica di violenza, le quali sono a sua volta collegate con specifici stadi dell’evoluzione della relazione di coppia. Nella prima fase si assiste ad una fusionalità e ad una esclusività nella relazione di coppia; tale fase è necessaria per il consolidamento della relazione. In questo stadio non vi è violenza e ciascun membro pensa che l’altro possa riuscire a completare i propri vuoti e mancanze. Nella fase 2, che secondo le autrici giunge nel momento in cui si instaura la quotidianità, appare una sorta di crisi evolutiva in cui ciascun membro della coppia si trova a fare i conti con un’immagine del partner maggiormente rispondente al reale e in questa fase la coppia si apre all’esterno. Se la coppia non riesce ad affrontare questo passaggio evolutivo si può iniziare ad instaurare una dinamica di violenza. In questo caso infatti uno dei due partner fatica ad accettare la fine della relazione fusionale e l’apertura dell’altro verso l’esterno lo porta a provare un sentimento di paura collegato al timore dell’abbandono, del tradimento e della fine della relazione. Questo fallimento nel passaggio evolutivo può provocare l’insorgenza di agiti violenti da parte di uno dei due membri della coppia con l’intento di esercitare sull’altro un potere di controllo basato sul predominio. Tendenzialmente la persona che si trova a subire gli agiti violenti in questa fase, seppure spesso lo dichiari, di fatto non agisce per interrompere l’interazione violenta chiudendo la relazione. Solitamente minaccia l’altro di interrompere la relazione ma poi di fatto le sue parole risultano vuote e senza fondamento di realtà. Si genera così una dinamica di escalation in cui regna la paura (emozione che regna sovrana su tutte le altre emozioni): paura di essere abbandonato/tradito da parte di chi esercita la violenza, paura di essere aggredito (ma anche a sua volta abbandonato, soprattutto nei momenti di quiete) da parte di chi si trova a subirla. La fase 3 si verifica nel momento in cui avviene il superamento di un limite (ad esempio se l’aggressione invece che avvenire tra le mura domestiche si verifica all’aperto alla presenza di amici, oppure se l’episodio è particolarmente grave o, ancora, se all’evento assistono i figli..). In questo momento uno dei due partner, solitamente la persona che subisce gli agiti violenti, apre gli occhi e si rende conto della pericolosità della situazione. E’ in questa fase che è possibile un lavoro di psicoterapia nel momento in cui entrambi i partner arrivano a riconoscere che la violenza è un problema e la persona che la subisce è pronta ad accettare la possibilità che la relazione si interrompa.

 

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psicologa psicoterapeuta

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