Human Head With Door And Stair" by nattavut.  da freedigitalphotos.net

Human Head With Door And Stair” by nattavut. da freedigitalphotos.net

Ancora una volta prenderò spunto da alcune idee ben espresse da Carlo Rovelli, fisico dell’università di Marsiglia che ha pubblicato recentemente alcuni libri molto interessanti sulla fisica quantistica, per fare dei collegamenti con la psicologia e la psicoterapia.

Nello specifico, questa volta prenderò spunto dall’articolo che Rovelli ha pubblicato su MicroMega (numero 5/2015) dal titolo SCIENZA E CERTEZZA, nella quale è possibile trovare alcune idee che sono molto affini ad una visione sistemica. Nello specifico, Rovelli scrive che il problema della certezza è che spesso quello che pensiamo di sapere con certezza si rivela poi falso ad un esame più approfondito. Spesso le persone arrivano in psicoterapia con alcune certezze e molte incertezze e di frequente durante il percorso accade che le certezze diventano meno limitanti per la persona e le incertezze meno spaventose.

Rovelli nello stesso articolo aggiunge che il problema è che non esiste l’esperienza pura. Ogni esperienza è filtrata dai nostri sensi fallaci e ingannevolissimi, e arriva in noi sempre interpretata dalle idee e dagli schemi concettuali che già abbiamo. I quali poi possono rivelarsi sbagliati e inadatti. Noi imponiamo spesso all’esperienza i nostri pregiudizi, che poi ci troviamo obbligati a cambiare. Nel percorso di psicoterapia la persona viene accompagnata nel comprendere quali sono i propri schemi concettuali e quanto e in che modo essi influiscano su come vengono affrontati i problemi e la vita in generale. Tendenzialmente ciascuno di noi tende a vedere le cose sempre allo stesso modo, a “raccontarsi sempre la stessa storia” e questa storia viene costruita sulla base dei nostri pregiudizi e delle nostre aspettative. E’ questa rigidità, e questa difficoltà di accettare l’incertezza di una nuova storia tutta da scrivere, che spesso è alla base della nostra sofferenza.

Rovelli prosegue nel dire che noi non conosciamo il mondo com’è: costruiamo narrazioni, che ci danno una struttura per concettualizzare il mondo, ma queste non possono essere prese per fondamento di una certezza, perché esistono altre narrazioni possibili. Il primo passo in psicoterapia è l’apertura alla consapevolezza del fatto che il nostro modo di vedere il mondo dipende dalla narrazione che abbiamo costruito. I passi successivi hanno molto a che vedere con la presa di coscienza di ciò che sta alla base delle nostre narrazioni e che tendenzialmente ha a che fare con la nostra storia, il nostro bagaglio di esperienza, i modelli familiari e culturali nei quali siamo cresciuti. Ancora oltre c’è la presa di coscienza della possibilità di una narrazione altra, diversa, che ci permette di affrontare in modo efficace un problema, un momento di crisi.

All’inizio il cambiamento può creare incertezza, ma essa significa creare delle possibilità. Per riprendere quello che scrive Rovelli circa l’incertezza, da lui ritenuta un elemento ineliminabile nei processi di conoscenza e nella ricerca scientifica, possiamo dire che l’incertezza è la sorgente prima della crescita e della conoscenza in quanto è proprio là dove non sappiamo che abbiamo una chance di imparare qualcosa di più…ma per imparare qualcosa di nuovo è necessario il fatto di accettare di essere nell’incertezza. Solo così emergerà la narrazione migliore per noi in quel momento.

 

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psicologa psicoterapeuta

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