In questo articolo riprendo alcuni interessanti spunti tratti dal testo di Gianfranco Cecchin “Idee perfette (ed. Franco Angeli, 2003) nel quale viene illustrato l’intervento di psicoterapia secondo un approccio sistemico.

Nel testo di Cecchin si enuncia che i sistemi patologici sono come i protozoi, cioè funzionano con un meccanismo stimolo – risposta. Essi hanno perciò possibilità di cambiamento solo se evolvono. Tuttavia va detto che l’evoluzione passa necessariamente dal riconoscimento, tramite conferma (connotazione positiva) dei sistemi relazionali di base. L’evoluzione è infatti possibile solo a seguito dell’ampliamento di quelle basi, perché qualsiasi sistema tende verso una complessificazione delle proprie possibilità. Il terapeuta interviene all’interno di questi sistemi partendo dal riconoscimento stesso dei sistemi relazionali di base e favorisce la costruzione di una struttura narrativa che promuove l’organizzazione cognitiva del sistema. L’azione del terapeuta è poi quella di allargare le possibilità autodescrittive delle persone. Questo intervento può essere realizzato attraverso il linguaggio, il quale permette di introdurre nuovi significati. Il terapeuta ha la possibilità di effettuare questo intervento all’interno di un sistema co-costruito paziente – terapeuta del quale lo stesso terapeuta ne fa parte ed attraverso il quale, proprio perché ne fa parte, può ampliare le configurazioni relazionali possibili introducendo possibilità nuove all’interno di vecchie ridondanze.

Attraverso queste definizioni, dal mio punto di vista, emerge in modo chiaro sia l’importanza della relazione paziente – terapeuta come occasione di cambiamento, inteso sia come cambiamento del paziente ma anche del terapeuta, sia il fatto che il cambiamento avviene attraverso la costruzione di nuovi significati, tramite il linguaggio e la narrazione, nonché, a mio avviso anche di nuove esperienze di relazione. E’ importante inoltre sottolineare che per costruire nuovi significati occorre partire dal considerare la struttura di base, già esistente, e non si può prescindere da quella. Personalmente credo che la terapia passi anche dall’accettazione e dal riconoscimento di sé, dell’altro, delle interazioni tra noi e gli altri, dei significati che attribuiamo alla nostra esperienza ed alla nostra realtà. Tale accettazione di sé e dell’altro coinvolge anche lo stesso terapeuta, il quale deve conoscere il più possibile e condividere lo stesso sistema di significati del paziente per poi promuovere, a partire da questi ultimi, la possibilità del far nascere nel paziente nuovi significati.

 

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