“Nel nostro mondo fluido impegnarsi per tutta la vita nei confronti di un’identità, o anche non per tutta la vita ma per un periodo di tempo molto lungo, è un’impresa rischiosa. Le identità sono vestiti da indossare e mostrare, non da mettere da parte e tenere al sicuro”.

Inizia così un capitolo del libro di Zygmut Bauman Intervista sull’identità (ed. Laterza, 2003) nel quale l’autore mette in evidenza che nella nostra epoca anche l’identità appare essere fluida e mutevole e ognuno di noi nel corso della propria vita si ritrova più volte a doverla ridefinire.

L’autore inoltre mette in evidenza come il concetto di vera identità in contrapposizione alla falsa identità appaia essere privo di significato nel momento in cui si mette in discussione la premessa che ne sta alla base, ossia che esiste un’identità vera, la quale per definizione appare essere piuttosto definita ed immutabile.

Non risulta essere così nel momento in cui andiamo ad approfondire come strutturiamo la nostra identità e come tale processo di strutturazione in realtà è continuamente in atto, e continuamente la nostra identità muta, a seconda dei contesti nei quali ci troviamo, delle relazioni in cui ci identifichiamo.

L’esperienza della relazione con l’altro, in particolare, risulta essere fondamentale per definire la nostra identità e come l’altro ci riconosce rappresenta un elemento imprescindibile all’interno di questo processo di continua definizione.

Vi sono tuttavia a mio avviso alcuni pilastri della nostra identità che nel tempo abbiamo costruito e che rappresentano delle sicurezze che ci consentono di non trovarci smarriti nell’affrontare il mondo. Questi pilastri risultano essere più difficilmente modificabili, sebbene anch’essi ad un esame più approfondito risultino frutto di costruzioni sociali che emergono nell’esperienza di interazione con l’altro.Vi sono particolari momenti della nostra vita in cui alcuni aspetti che riteniamo fondamentali nella definizione della nostra identità, questi pilastri, vengono messi in discussione e ciò può accadere a seguito di forti eventi esterni come una situazione traumatica, un attacco all’identità proveniente dall’esterno (si pensi ad esempio alle situazioni di mobbing) o a seguito di una crisi personale che spesso è comunque frutto di cambiamento di fattori di contesto.

In questi casi ciò che ne deriva è una profonda crisi personale, dove ci si sente smarriti perché è come se si fossero persi i punti di riferimento che ci permettevano di collocarci nel contesto e all’interno delle relazioni. In questi casi in realtà ciò che sta accadendo è semplicemente la conseguenza dell’esigenza di adottare altri punti di vista utili a modificare l’idea che abbiamo di noi, il nostro modo di percepirci e considerarci. Tale crisi è perciò un’occasione di cambiamento che potrebbe permetterci di riuscire ad adattarci ad un contesto e ad un sistema di relazioni che è cambiato proprio perché mutevole e fluido.

In questi momenti un percorso di psicoterapia individuale potrebbe aiutare la persona ad affrontare questa crisi e ad attivare le risorse utili a ricostruire la propria identità ma, soprattutto, a sviluppare quella consapevolezza e quelle competenze necessarie a gestire la mutevolezza dell’identità stessa, mutevolezza che è insita nella nostra società liquida.

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psicologa psicoterapeuta

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